Bianciardi in Chelliana

“Il periodo più bello della mia vita”, scrisse Luciano Bianciardi del suo periodo in Chelliana, impegnatissimo nel dopoguerra nella ricostruzione della biblioteca cittadina, prima, nel 1948, come volontario, poi dal 1949 come “esperto per il riordinamento della biblioteca Chelliana”, infine come direttore dal 1951 fino al 1954, quando si trasferisce a Milano.

“Il lavoro mi appassiona molto. Vorrei aprir le porte al più presto e chiamare la gente a leggere”, scrive nel 1949 ad Anita Mondolfo, direttrice della Biblioteca Nazionale centrale di Firenze, mentre attiene al lavoro di ripulitura e riordino dei libri a seguito del bombardamento del 1943 e dell’alluvione del 1944.

E la Chelliana rende omaggio, tra aprile e giugno, al suo grande direttore con una serie di incontri che tracciano un arco fondamentale dell’intellettuale poliedrico Bianciardi, dai romanzi della “autobiografia infinita”, di cui parlerà la direttrice della Fondazione Lucia Matergi, alla sua attività di bibliotecario con Anna Bonelli, attuale direttrice della Chelliana e Massimiliano Marcucci, presidente della Fondazione, e con una performance del gruppo teatrale Anima scenica, alla sua attività di traduttore con Luciana Bianciardi, la figlia, nonché editore e traduttrice lei stessa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.