Da Luciano Bianciardi:
… Ho sempre avuto, a momenti, l’ossessione dell’Io, la noia angosciosa di essere sempre presente a me stesso. Lavoro, mangio, passeggio, mi diverto, ma sono sempre in compagnia di un me stesso che mi guarda, mi sorveglia, e non si stacca mai. Solo nel sonno senza fantasmi mi libero del secondo me stesso: e allora benedico quelle poche ore di vera solitudine. (L.Bianciardi, La scuola del soffrire, Forlì, luglio 1945, in Antimeridiano, ExCogita Isbn Edizioni 2005, pag. 2011-12)
La raccolta delle scritture autobiografiche, prima tra tutte quella diaristica, è una premessa di memoria allargata, un ingresso alla storia attraverso gli occhi di chi la vive in forma anonima.
Dai racconti di tante esistenze, anche di parti di esse, possiamo capire la recezione dei fatti più noti, o entrare nel cuore di protagonisti altrimenti silenziosi, ma essenziali per far muovere il tempo e costruire comunità.
L’idea è quella di raccogliere testimonianze diaristiche di chi vive una vita che per qualche fatto, o decisione, o casualità merita di essere raccontata, perché gli altri possano capire di più anche della propria storia.
La Fondazione Bianciardi intende raccogliere le scritture di sé, cogliendo un suggerimento fornito dal suo autore, Luciano Bianciardi, scrittore di sé all’infinito, a partire dalla prima forma espressiva da lui scelta per raccontare: il diario.
Partendo dai diari universitari e di guerra di Luciano Bianciardi la Fondazione vuole accogliere le pagine di quanti si sono raccontati o si stanno raccontando.
L’ambito della ricerca coincide con i territori della Maremma in cui, fino ad ora, non si sono svolte indagini simili e che da tali rilevazioni potrebbero essere valorizzati nella consapevolezza collettiva della propria storia e del proprio presente.
Il progetto si rivolge all’intera popolazione della provincia grossetana, sia nella sua componente giovanile, interessata al racconto autobiografico di connotazione psicologica, sia nella sua componente adulta, coinvolta nelle tematiche del lavoro in chiave individuale e socioeconomica, sia nella componente più matura, legata alla scrittura diaristica come memoria e recupero di appartenenza storica alla comunità territoriale.

