La scoperta della provincia. Cultura e intellettuali in Toscana nel secondo dopoguerra

Con questo libro, che amplia la collana dei Quaderni della Fondazione, giunta alla ventesima pubblicazione, si è voluto dare traccia del lavoro realizzato nel corso di un triennio da un progetto che ha voluto indagare alcuni momenti che, in Toscana, hanno reso la provincia un modello per la rinascita cultura le del nostro Paese.
Progetto sostenuto in primis dalla Regione Toscana, che ha creduto nelle direttrici del suo sviluppo fin da quando, nel 2023, le fu presentato, e che ha avuto un impulso forte dalle Università di Siena e di Firenze, che hanno messo a disposizione una borsa di studio ciascuna con il contributo della Fondazione e dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea (Isgrec) di Grosseto.

(dalla prefazione di Massimiliano Marcucci)

La scoperta della provincia è stato, in questo dopoguerra, uno dei temi scelti della nostra cultura viva: e pareva che un approfondimento di ricerca nell’Italia periferica e negletta fosse, oltre tutto, l’unico modo di uscire dal provincialismo (magari pariginizzante) che ci aveva mortificato, nel ventennio, ma forse
sempre. Il cinema neorealista, ed in misura non piccola, ha fatto questo; ha fatto questo una parte non trascurabile della nostra narrativa (diciamo, per far dei nomi, Levi, Pratolini, Jovine, Rea).
Ma anche i giornali quotidiani e rotocalco, pur con vario e non sempre lodevole intento, hanno assunto una loro parte, per niente trascurabile, in questa “scoperta” della provincia: e non è raro, oggi, leggere “servizi”, anche illustrati, nei quali si “scopre” una città, un villaggio, un lembo d’Italia, insomma.


Con queste parole, Luciano Bianciardi interviene sulle pagine dell’Avanti! a proposito della “scoperta della provincia”, un’occasione per l’Italia uscita dalla guerra per rifondare una cultura fino ad allora fortemente caratterizzata da istanze fortemente conservatrici.
Una stagione, quella del dopoguerra, permeata di entusiasmo e voglia di ricostruire, materialmente, civilmente e culturalmente l’Italia, e che vedeva nel serbatoio umano della provincia un campo privilegiato di lavoro. Da qui è poi scaturito tutto un brulicare di figure, di esperienze, di frenetico attivismo che ha animato le scene locali in vista di un rinnovamento che poi, nel giro di poco tempo, ha finito per dissolversi nella bolla di una disillusione collettiva.

(Dall’introduzione di Michele Gandolfi)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.